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Gli incubi in cucina che hanno fatto storia

Da Arcimboldo a Cannavacciuolo

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Storia, arte, cinema e letteratura ce lo insegnano: fin dall’antichità l’uomo ha avuto una straordinaria passione per la cucina e se pittori di ogni epoca hanno lasciato traccia di cibi e ingredienti su tele e affreschi, già Plinio il Vecchio e Vitruvio fornivano indicazioni su ricette e proprietà di legumi e verdure.

Con la cucina naturalmente nascevano gli incubi culinari: pensate ad esempio agli straordinari quadri di Arcimboldo in cui l’affastellarsi di pesci, frutta o altre primizie di stagione rivelava volti dal piglio mostruoso.

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Se poi andiamo avanti nel tempo l’incomparabile Agatha Christie ci ha insegnato che un invito a cena può nascondere un delitto, e anche se non sei la vittima o l’assassino la posizione di ospite può diventare piuttosto scomoda.

Nel cinema le occasioni si fanno ancora più frequenti. La settima arte ci ha regalato tantissimi esempi di “Cucine da incubo” nel vero senso della parola. Un posto d’onore va sicuramente a “La grande abbuffata” di Marco Ferreri in cui 4 uomini, tra cui Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi, decidono di suicidarsi mangiando fino a morire.

Senza voler sfociare nell’horror, dobbiamo perlomeno citare il dottor Hannibal Lecter che, da vero amante della cucina italiana, una volta si mangiò il fegato di un uomo accompagnato da un piatto di fave e un buon Chianti.

Infine ci piace ricordare “Big Night”, un piccolo film del 1996 diretto da Stanley Tucci in cui due fratelli tentano, con scarso successo, di avviare un ristorante di vera cucina italiana negli Stati Uniti: in quel caso il problema non era nei piatti da incubo ma nella clientela americana che alla tradizione verace preferisce la pasta con pomodoro e polpette.

Chissà cosa avrebbe fatto lo chef Cannavaciuolo. Non possiamo saperlo, ma di certo sappiamo che possiamo vederlo all’opera dal 7 maggio alle 21 su FoxLife con Cucine da Incubo 2.

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