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Episodio 5: Ristorart

Roma, zona Tiburtina: Antonino Cannavacciuolo corre in soccorso del Ristorart

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Stefano e Pino sono fratelli, titolari del Ristorart di Roma, in zona Tiburtina, e sono entrambi cuochi. Il loro ristorante è nato dal precedente fast food che gestivano, ma in cucina due cuochi sono troppi. Soprattutto quando sono fratelli: paradossalmente, l’intimità fra framigliari scatena litigi più frequenti e più duri. L’arrivo delle mogli dei due fratelli, che lavorano come cameriere nel locale, non ha fatto che esacerbare la situazione. 


Quando le difficoltà economiche rendono la situazione difficile, Rita - la mamma di Stefano e Pino - lavora al Ristorart per dare una mano, ma la sua presenza non calma la tensione fra fratelli, anzi. Il risultato? Un clima di continua tensione, un ristorante a un passo dalla chiusura dopo venticinque anni di lavoro e una cucina in cui comandano in due, il che significa piatti mal riusciti, scarsa igiene, nessuna organizzazione. Al suo arrivo, Cannavacciuolo nota subito che il menu è troppo ricco. Per leggerlo “ci vuole una settimana” e noi ormai sappiamo come la pensa il nostro superchef: un menu curato, non troppo lungo, che unisca bontà e semplicità. 


Non è certo il caso del menu del Ristorart: la qualità delle materie prime, come in tutti i casi di ristoranti in difficoltà visti finora a Cucine da incubo, lascia alquanto a desiderare. E già dopo le prime due critiche, Stefano dà la colpa a Pino e si innervosisce parecchio. Continua ad incolpare suo fratello, che a un certo punto risponde facendo la stessa cosa. Fra i due, quello più calmo è sicuramente Pino, che non dice nulla quando Stefano brucia la pizza. I due fratelli, però, sono in competizione. Non collaborano: si sfidano. Si danno la colpa a vicenda. E un piatto dopo l’altro... Il disastro peggiora sempre più.


I problemi ormai sono quelli che abbiamo imparato a riconoscere anche noi: scarsa qualità delle materie prime, mancanza di organizzazione, confusione fra i ruoli. Quando Cannavacciuolo incontra i due cuochi, non usa mezze misure: si sente prendere in giro perché i due fratelli non ammettono subito di aver usato diversi cibi congelati. A questo punto scatta lo sconforto: tutti si rendono conto di aver fatto una pessima figura e si mettono in discussione. La sera, all’apertura del ristorante, Cannavacciuolo entra in cucina per osservare ma inizia subito a dare qualche suggerimento: mancano le basi. 


Stefano è sempre molto nervoso. Le discussioni sono continue, e si sentono anche in sala. Ai tavoli arrivano le comande sbagliate. Non c’è comunicazione fra il personale. I piatti tornano indietro perché sono cattivi, crudi o scotti; i litigi coinvolgono anche il personale di sala. E alla fine Pino se ne va... Incredibilmente, poco dopo Stefano lo segue e la cucina resta vuota! Morale della favola: la mamma in lacrime, i clienti insoddisfatti e Cannavacciuolo costretto a prendere in mano la situazione. Si fa addirittura il segno della croce dopo aver aperto il frigo: sarà dura. Molto, molto dura. Fortunatamente, anche Antonino Cannavacciuolo è “duro”: è uno che non molla


E con una mostra di foto dei suoi piatti a una galleria d’arte, insieme ai piatti del Ristorart, ottiene l’effetto sperato: lo shock che serviva al personale per avere voglia di ricominciare. Dalla cucina alla sala, dal restyling alla riorganizzazione della cucina, dal nuovo menu ai due cuochi ammanettati per imparare a lavorare insieme, la magia è fatta: alla riapertura, il Ristorart è completamente rinnovato. Nella forma e nella sostanza. Il giorno del riscatto è arrivato, anche grazie al tempestivo intervento di Cannavacciuolo al riemergere dei vecchi problemi. Come sempre: missione compiuta.

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