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Episodio 2: isola Fiorita

Continuano le avventure di Antonino Cannavacciuolo, questa volta impegnato a Milano

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Sarà che la settimana scorsa, dopo la prima puntata, ho twittato subito che ero già dipendente da Cucine da incubo. Sarà che questo è uno di quei programmi che piacciono tanto perché ti permettono di metterti alla prova (“Io non avrei mai fatto così!”, “Io farei così” e via dicendo). Sarà la passione per la cucina. Sarà l’insieme di tutto questo e di molto altro... Fatto sta che non vedevo l’ora di scoprire la nuova “magia” di Cannavacciuolo, dopo averlo già visto risollevare le sorti di un ristorante sull’orlo del fallimento (da ogni punto di vista!).


E non sono certo rimasta delusa: se il Borgo Antico era in difficoltà, l’Isola Felice era sull’orlo del baratro. Mi ha molto colpito la questione dell’igiene: insetti e sporco ovunque, nella questione prontamente rimarcata da Cannavacciuolo, sui Navigli in un locale “derivato” dallo storico Capolinea fanno una certa impressione. Angelica, chef dell’Isola Felice, è sicuramente una persona ricca di personalità, ma il suo essere così “vulcanica” le impedisce di tenere sotto controllo la situazione in cucina. Così tutto quello che esce dalla cucina viene bocciato dagli avventori.


Francesco, il figlio di Angelica, sta in sala e viene considerato poco dalla cucina. La posizione splendida e ricca di potenzialità del locale non è sufficiente, insieme alle foto del Capolinea, a fare un ristorante di successo. Cannavacciuolo lo capisce appena entrato nel locale. Durante l’ormai classico pranzo di prova ci vuole poco a rendersi conto che non funziona nulla: ancora prima di servire la prima pietanza, la confusione regna sovrana. L’igiene lascia a desiderare anche in sala. E la scarsa qualità delle materie prime dà il colpo di grazia alla situazione. 


Primo e secondo non vengono nemmeno toccati da Cannavacciuolo, che ha paura di sentirsi male. Perciò riunisce il personale della cucina e li informa che li osserverà all’opera durante la prima serata. Il disastro supera ogni immaginazione e naturalmente sala e cucina si danno reciprocamente la colpa. Quando Cannavacciuolo riunisce lo staff non ci sono giri di parole: all’Isola Fiorita non c’è proprio nulla che funziona. Il secondo giorno, quello di ispezione alla cucine, è difficile da digerire (sia per lui che per noi spettatori: non so a voi, ma a me è passata la voglia di mangiare).





È a questo punto che arriva il colpo di genio: per permettere loro di capire le difficoltà dell’altro, Cannavacciuolo scambia di posto Angelica e Francesco, e... Ciascuno comemtte gli stessi errori che rimproverava all’altro. E poi inizia la magia vera e propria. Cannavacciuolo prende in mano la situazione e si mette ai fornelli, tutto inizia a funzionare alla perfezione (e noi rimaniano incantati a guardarlo). Dopodiché mette a confronto madre e figlio, perché il problema più grosso del ristorante è il loro rapporto. La scena della rottura dei piatti liberatoria è stata emozionante, come l’abbraccio finale.


Tutto il resto: la trasformazione del locale (che divante “Trattoria al capolinea”), le nuove divise, il nuovo menu, e il momento della riapertura, fila via liscio. Tutti hanno subito messo in pratica i suggerimenti di Cannavacciuolo e l’atmosfera è completamente cambiata. Ancora una volta: come per magia. Fino a quando Angelica sparisce per sedersi al tavolo dei suoi amici. Ma basta un intervento di Cannavacciuolo per riportarla all’ordine e concludere in bellezza la prima serata. Ancora una volta: missione compiuta

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