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Episodio 9.2: Ricordando il passato

E proprio quando meno ce lo aspettavamo... Eccoli, i racconti e le immagini dei sopravvissuti all’incidente aereo!

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Ancora una volta, l’ennesima, gli autori di Grey’s Anatomy ce l’hanno fatta. Non nel senso di “ci sono riusciti”: nel senso di “ci hanno messi nel sacco”. Pensavamo che la questione “incidente aereo” si fosse risolta con il racconto della vita (e della morte...) al Seattle Grace settimane dopo la tragedia. Ci sbagliavamo. Ci hanno messi nel sacco perché le risposte su ciò che è successo dopo lo schianto dell’aereo sono arrivate. Nel secondo episodio di questa nona stagione, stagione che fin dall’inizio promette di fare scintille. Come dire: nove anni sulle spalle e non sentirli... 


Risposte con frenetiche e drammatiche immagini di gente che urla, soffre, perde conoscenza. I primi soccorsi, il ricovero in un ospedale in cui arrivano Webber e la Bailey, portando a Meredith la sua bambina. Il momento in cui bisogna dire ai sopravvissuti che i loro cari non ce l’hanno fatta. La  paura di tornare a casa in aereo. Lo shock. E tutto il resto. Ma proprio tutto, citazioni di Lost comprese. E poi le decisioni da prendere, la necessità di rivedere le proprie scelte, di cambiare i piani fatti per il futuro e l’incapacità di accettare la realtà e le sue drammatiche conseguenze. 



E le scoperte che ci erano state negate nella prima puntata: Mark era sveglio, stava meglio. Lo vediamo parlare con Derek della sua mano, fargli coraggio dicendogli che tornerà ad operare. E non facciamo che chiederci come sia potuto peggiorare tanto mentre era nel suo ospedale, circondato dai suoi amici e colleghi. Il senso è chiaro: anche quando credi di essere al sicuro, quando sei davvero nel posto più sicuro del mondo, il destino è in agguato. E a quanto pare nulla può fermarlo. 


Si va avanti mentre il destino scrive il suo finale. Mentre Callie sta operando la mano di Derek e Karev la avvisa che c’è un problema con Arizona. Mentre Owen si prende amorevolmente cura di Cristina, che finalmente riesce ad uscire dal suo silenzio e (ci) racconta la terribile esperienza che ha vissuto. Un racconto che cancella la necessità di qualsiasi immagine, tanto sono terribili le immagini che Cristina costruisce nella nostra mente con le sue parole in una delle sequenze più toccanti dell’intera serie. Insieme al momento in cui ci viene mostrato ciò che tutti temevano: che Mark si fosse ripreso solo brevemente, come capita spesso ai malati terminali. Pronto a parlare di ciò che conta davvero nella vita, a chiedere dei suoi cari... Come inizia a fare con Avery, di punto in bianco.


Con l’aggravante che, essendo un medico, sa anche lui cosa gli sta succedendo. Meredith, Derek, Cristina, Mark, Arizona: uno dopo l’altro, tutte le vittime dell’incidente ci raccontano la loro storia dal momento in cui sono stati soccorsi e tutte le enormi difficoltà che hanno dovuto affrontare (loro e tutte le persone vicine a loro). E poi torniamo a quel momento: quello decisivo, in cui Callie sta operando Derek e Karev la avvisa che Arizona sta morendo. Lei deve prendere una decisione, fare una scelta. E sceglie di farle amputare la gamba che la sta uccidendo, sebbene le avesse promesso di salvargliela a qualunque costo. Decisioni, promesse, scelte. Mark accetta di essere rianimato e tenuto in vita artificialmente, ma solo per un determinato periodo di tempo. Quello che nella scorsa puntata ci ha fatti assistere alla sua morte.


E ora Meredith ricostruisce la sua vita e le sue esperienza al Seattle Grace, spiegando a noi, a se stessa e a Cristina perché non vuole lasciare la sua vita, non vuole cercare un posto in cui ricominciare, non vuole fuggire da tutto il dolore che la accompagna nei luoghi in cui ha visto morire le persone che amava. Perché alla fine la vita ci dà tanto, oltre a toglierci tanto. È solo questione di punti di vista: bisogna guardare il tanto che abbiamo ricevuto e usarlo per farci forza e andare avanti...

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