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Grey’s Anatomy – Episodio 8.9: Buia era la notte

Ieri sera la prima parte del doppio episodio carico di emozioni che Grey’s Anatomy ci propone in questa ottava stagione

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Ieri sera la prima parte del doppio episodio carico di emozioni che Grey’s Anatomy ci propone in questa ottava stagione Ce lo aspettavamo. Dopo l’ultima puntata, quella della settimana scorsa, era ovvio che Grey’s Anatomy iniziasse dall’arrivo di Henry, accudito dai medici e dalla preoccupatissima moglie Teddy, al Seattle Grace Mercy West. Ma non ci aspettavamo che non sarebbe stato l’unico protagonista di un episodio (un doppio episodio che si concluderà su FoxLife lunedì prossimo) in cui succede di tutto. Henry ha scelto proprio un momentaccio per sentirsi male… Pensiamo a Meredith: una telefonata di Janet la informa che Zola non le verrà nuovamente affidata. Non è molto chiaro, in realtà. E nemmeno ufficiale, pare. Ma è ugualmente una di quelle notizie che ti stendono


La nostra Meredith, però, la prende piuttosto bene. Ancora una volta dimostra di essere matura, di saper incassare. I grandi sanno incassare. Anche quando la situazione attorno a te sembra precipitare. Perché lo capiamo dopo pochi minuti, che il ruolo di star della puntata non toccherà né a Henry né a Meredith. Il ritmo sta salendo. Tutto accade nello stesso momento: Henry, Meredith, Derek, Callie, Alex e Arizona. I loro pazienti peggiorano improvvisamente, o ne arrivano di nuovi, o sono loro a stare male. Le situazioni drammatiche, come quella di Laura (la paziente di Callie e Jackson), s’intrecciano e il commento musicale non ci rassicura affatto: no, non è ancora finita…



Grey’s Anatomy - Anteprima video del prossimo episodio:


Il messaggio, però, è un altro ed è anche piuttosto chiaro: la vita continua. Quando le emergenze si sommano, non importa a nessuno se tu sei nel pieno di una tempesta. Perché la vita continua e bisogna andare avanti. Ci sono eventi che ti sconvolgono, costringendoti a fermarti facendoti credere che il mondo lo farà con te. Ma il mondo non si ferma. La vita continua e tu non puoi che fare affidamento su te stesso e scoprire se te la caverai. Se avrai abbastanza sangue freddo da mantenere il controllo della situazione, o meglio di quella parte di situazione che dipende da te. Così Meredith sale sull’ambulanza con Alex perché una bambina appena nata ha bisogno di lei. Una bambina che non è la sua Zola, una bambina che non le concede il tempo di piangere.


Quando il ritmo sale, il tempo di piangere non c’è e non c’è nemmeno il tempo di riflettere. Così Teddy decide che sarà Cristina ad operare suo marito, ma senza conoscere l’identità del paziente per non farla sopraffare dall’ansia. Così le carenze nelle attrezzature di un altro ospedale, quello in cui Alex e Meredith prelevano la neonata in difficoltà, non ci lasciano quasi il tempo di riflettere sull’importanza del tema affrontato (le carenze strutturali nella sanità). E sempre così, a Callie tocca prendersi la responsabilità di un errore, un gravissimo errore, commesso da Jackson sotto la sua supervisione. Un errore che potrebbe costare la vita a Laura. Si lotta contro il tempo. Alex e Meredith si imbattono in un temporale. La tensione continua a salire, tante storie e tanti drammi s’intrecciano. E poi…


Poi Henry muore sotto i ferri. Il mondo del Seattle Grace, ancora una volta, vorrebbe fermarsi… ma non può. Non c’è nemmeno il tempo, per Cristina, di sfogarsi per non essere stata informata dell’identità del suo paziente, nemmeno il tempo per decidere chi fra Alex e Meredith dovrà lasciare l’ambulanza. Perché arriva l’urto. E per un attimo il mondo si capovolge, ma non si ferma. Bisogna prendere delle decisioni, subito. Bisogna lottare contro la razionalità, che suggerisce di mentire a Teddy perché almeno la vita di Laura venga salvata dall’unico chirurgo che può farlo, e contro l’emotività che ti spinge a fermarti e desiderare solo che quello che è appena successo diventi un errore, che si possa tornare indietro ed evitare di affrontare l’orrore che ci aspetta. Ma ancora una volta… non si può. Non c’è tempo. Non quando esci dall’ambulanza, miracolosamente illeso, con una neonata critica in braccio… E riesci a contare tre corpi per terra, sbalzati fuori dall’auto che ti ha urtato…

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