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Grey’s Anatomy – Episodio 8.7: Coach, fammi giocare

Nella vita bisogna darsi da fare. Perché se si cede alla troppa pigrizia si perdono occasioni. E a volte si perde anche la speranza…

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Nella vita bisogna darsi da fare. Perché se si cede alla troppa pigrizia si perdono occasioni. E a volte si perde anche la speranza… Eccoci qui. Gli autori di Grey’s Anatomy, in questa ottava stagione che, lo ripeto, ci ricorda i fasti delle prime, continuano a farci riflettere su questioni importanti, ma soprattutto universali. Dopo l’importanza di accettare le sfide, ci viene detto quanto sia importante avere fede. Darsi da fare e avere fede… In noi stessi, prima di tutto. Perché quando ci si ferma, quando si diventa troppo pigri… si può perdere la speranza. Bisogna restare attivi, insomma, almeno per quanto si può. Perché diventare troppo pigri può anche dare agli altri l’impressione di essersi lasciati andare, di essere rimasti indietro. A volte, perfino di non avere il coraggio di proporsi per fare qualcosa.


Nel proprio lavoro, ad esempio: lo dimostra il caso di Clarissa, la ragazzina la cui madre si rivolge a Derek chiedendo aiuto per curare quel tumore che non la lascia vivere. E quando Derek si mostra “pigro”, rifiutandosi di operare la procedura standard, anziché quella sperimentale e mai effettuata prima che aveva proposto alla madre, dà proprio l’impressione di tirarsi indietro, di essere arrogante, o magari di avere soltanto paura. In realtà, dal suo dialogo con Owen emergono le vere ragioni del suo rifiuto: provato dalla mancanza di Zola e da tutti i drammi che hanno condizionato la sua vita negli ultimi mesi, non può più tollerare le mezze misure. Non è paura, quindi: è esasperazione. E diventa pericolosa, quando i drammi personali dei medici si ripercuotono sui pazienti…



Grey’s Anatomy – Anteprima video dell’episodio 8, in onda lunedì prossimo:


Come nel caso di Cristina, alle prese – controvoglia – con il caso di un paziente obeso che dimostra come la pigrizia possa essere fatale. Non fa che parlare di cheeseburger e patatine: la causa delle sue condizioni non è, evidentemente, medica. Bensì frutto dell’ingordigia e della pigrizia che lo spinge a non muoversi e a non sforzarsi di mettersi a dieta (e fidatevi, la cosa fa riflettere. Soprattutto una che, per via delle tiroide e di altre mille complicazioni, ingrassa a dismisura, a prescindere… Ma non rompe comunque la dieta). Pigrizia e fede, già. Il dottor Hunt ha fede in Derek: pensa che possa rimuovere tutto il tumore dal cervello di Clarissa. Cristina dice a Meredith di avere fede: non deve perdere le speranze di riavere Zola. Darsi da fare, quindi. Come fa Karev barattando prestazioni mediche con informazioni che lo porteranno a contattare il giudice per l’adozione di Zola. La fortuna aiuta gli audaci, come si dice.


A volte, però, farsi da parte non significa necessariamente rinunciare a lottare o perdere la speranza. Ci si può fare da parte anche per lasciare spazio agli altri, come fa Cristina permettendo ad April di fare esperienza in sala operatoria. Come in tutte le cose insomma, ci vuole misura. Soprattutto, ci vuole attenzione per valutare bene quale sia la mossa migliore. Per noi, per il risultato da ottenere, per tutte le altre persone coinvolte. Il gesto di Cristina impressiona la Altman tanto da spingerla a dirle che potrà scegliersi le operazioni che vuole, che ha passato il test, che è pronta, insomma.


Così come i risultati di Meredith nella ricerca impressionano la Bailey tanto da convincerla a coinvolgerla nella sperimentazione (non prima di un’accesa discussione sul campo di softball, con Meredith e Cristina ubriache). E così come la passione del suo paziente per il lavoro manuale spinge Callie a fare di tutto per ricostruirgli l’impianto osseo della mano. Quindi, ecco la morale: si può anche perdere, ma bisogna averci provato, aspirare al massimo. Anche se si viene eliminati come nell’imperdibile partita di softball, ciò che conta è aver dimostrato di non essere stati pigri. Di aver lottato. In qualunque situazione… ne vale la pena. E lo dico per esperienza personale e con grande convinzione. Perché si tratta di una regola universale, che vale per tutto: softball, chirurgia, amore, amicizia… Tutto.

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