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Grey’s Anatomy – Episodio 8.6: La forza del silenzio

Le complicazioni rappresentano sempre una sfida: accettarle e darsi da fare per ottenere comunque i propri obiettivi è sintomo di grande maturità…

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Le complicazioni rappresentano sempre una sfida: accettarle e darsi da fare per ottenere comunque i propri obiettivi è sintomo di grande maturità… Come da tradizione, dalle parole iniziali pronunciate da Meredith capiamo di cosa parlerà  l’episodio che stiamo per vedere. Questa volta scopriremo come, crescendo, la vita diventi sempre più complicata… Perché noi diventiamo sempre più complicati. Ad esempio, fare lo specializzando al quinto anno diventa più complicato perché devi stare attento ai risultati negativi assegnati dal punteggio del nuovo capo, il dottor Hunt. Si sottolinea anche come a volte una semplice semplificazione possa essere risolutiva: il rapporto fra Meredith e Derek migliora dopo che l’argomento “neurochirurgia” è stato bandito dalle conversazioni. Quindi: complessità=guai. Semplificazione=miglioramento. Detta così è un po’ troppo semplice, però…


Ci sono anche molte altre possibilità. Ad esempio quelle in cui le complicazioni rappresentano una sfida a superare ostacoli apparentemente insormontabili. Perché è questo il vero argomento della puntata di Grey’s Anatomy trasmessa ieri sera da FoxLife. Il caso della spondilosi cervicale di Tyler (Jake Bale, Sono il Numero Quattro), un paziente che dopo mille peripezie e la ricerca di “complicazioni” da parte di Callie (contrapposta alla soluzione più semplice proposta da Cristina), è emblematico di come a volte le complicazioni ci spingano a dare il meglio. Come fa Callie con il suo caso. O come fa Derek con quello di Mary (Joelle Carter, Alta fedeltà, Justified), la neomamma con un tumore al cervello che tutti hanno giudicato inoperabile. Tutti tranne Derek, che tramite Lexie fa avere al marito i dettagli di un caso che lei sa che lui può risolvere. Lui e nessun altro.



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E poi ci sono le altre sfide “complicate”. Quella lanciata a Karev dal suo anziano paziente brontolone (il grande Lee Majors, L’uomo da 6 milioni di dollari), che vuole spingerlo a servirsi di una procedura sperimentale che spaventa a morte Karev. Tanto da spingerlo a farsi soffiare il paziente da Teddy, decisamente meno insicura di lui. Si tratta solo di sapere quali sfide si possono vincere, sulle quali vale la pena di rischiare. Meredith, ad esempio, sembra trovarsi perfettamente a proprio agio nel suo bel camice rosa di ostetricia, mentre i suoi colleghi chirurghi la deridono. Ma lei non se ne cura: è abbastanza matura da stare bene in mezzo a parti e neonati, sebbene lei soffra terribilmente per non poter avere figli e per aver perso (temporaneamente, si spera) l’affido della piccola Zola. Ancora una volta, la protagonista dimostra grande maturità.


Così, mentre Sloan si dà alla cucina perché non ha grandi casi che lo impegnino, Owen è sempre alle prese con le scartoffie e si diletta ad organizzare incontri clandestini con sua moglie (che ricordano i “bei tempi” di Burke e Cristina). In questo caso, siamo di fronte ad un altro (inutile, però) tentativo di semplificazione: per superare la crisi, i coniugi Hunt pensano sia sufficiente eliminare il dialogo dall’equazione e sostituirlo col sesso. Ma è ben altra cosa, rispetto al limitare la conversazione a ciò che non concerne la neurochirurgia… Infine ci sono le sfide impossibili che diventano possibili quando si cambia radicalmente atteggiamento. April Kepner non ha la stoffa del capo, e questo è chiaro. Cerca di farsi rispettare, di far rispettare i propri spazi (il suo ufficio è diventato una sorta di “zona ricreativa” per chiunque) e colleziona un fallimento dopo l’altro.


Quando cambia atteggiamento, però, ottiene i primi risultati: mostrandosi “dura”, sicura di sé ed in grado di rendere difficile la vita ai propri sottoposti, finalmente si fa ascoltare. Resta da vedere quanto durerà, certo. Ma dimostra ancora una volta che ci sono molte sfide, anche quelle apparentemente impossibili da superare, che valgono la pena di essere affrontate… Perché i risultati che otteniamo possono sorprenderci. O meglio ancora, farci sorprendere di noi stessi. Una complicazione ti mette i bastoni fra le ruote: puoi sbattere la testa contro il muro, pensando a quanto tutto sia diventato difficile e complicato, oppure puoi accettare la sfida ed iniziare subito ad accettare il cambiamento, concentrandoti per trovare la soluzione migliore. Che non necessariamente è la più semplice da mettere in pratica…

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