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Grey’s Anatomy – Episodio 8.20: La ragazza senza nome

Grandi cambiamenti in vista per il Seattle Grace: i nostri chirurghi sono cresciuti e pronti per spiccare il volo…

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Grandi cambiamenti in vista per il Seattle Grace: i nostri chirurghi sono cresciuti e pronti per spiccare il volo… La memorabile puntata della settimana scorsa ha lasciato il posto ad un altro episodio di Grey’s Anatomy che dal titolo mi suggeriva un ritorno sulla storia di Owen. Ma non era questa l’intenzione degli autori… I nostri medici non solo girano l’America alla ricerca di un nuovo lavoro in un ospedale che meriti la loro attenzione e che offra al tempo stesso un buon posto, ma si preparano anche a valutare l’idea di cambiare radicalmente vita per seguire la loro carriera.


Mentre il dottor Webber si sente dire da sua moglie che non ha idea di chi sia, che è innamorata di un altro uomo, al Seattle Grace Meredith deve lavorare con Owen… E possiamo immaginare che per lei non sia affatto facile. Ma l’emergenza per l’arrivo in elicottero di una ragazza in gravi condizioni e sotto shock impedisce a tutti di  preoccuparsi delle loro vicende personali.


Si tratta di una quindicenne di cui non si sa ancora il nome (eccola, la ragazza senza nome del titolo) e che con grande sorpresa di tutti si scopre essere la bambina rapita anni prima. Il suo rapitore, dice, la chiamava Susan, ma crede che il suo nome sia Holly… Così gli sceneggiatori ci distraggono dall’idea dei cambiamenti nella serie, cercando di riportarci alla normalità, con la drammatica storia di una ragazzina rapita ed abusata inframmezzata dai resoconti dei colloqui dei vari medici in giro per il Paese. Una ragazzina che in base agli accertamenti si chiama davvero Holly e che era stata rapita in un supermercato.


Per parlare con lei viene chiamata una psicoterapeuta che lavora per l’ospedale, ma la donna arriva troppo tardi: era stata Meredith la prima ad interagire con Holly, guadagnando la sua fiducia. E ora sarà Meredith a doverle restare vicina e fare da tramite con la polizia e con i genitori, che dopo dodici anni di angoscia non vedono l’ora di riabbracciarla. Ma Holly sembra non riconoscerli… Nel frattempo, gli autori aggiungono alla vivace trama dell’episodio un tocco da maestri: Cristina. Se ci aspettavamo una donna distrutta dalla fine del suo matrimonio, siamo rimasti spiazzati trovandoci di fronte un ambizioso e talentuoso chirurgo che cerca il meglio per la sua carriera.



Già, il meglio. Quando Richard Webber trova sua moglie a letto con un altro paziente malato di Alzheimer perde la testa… Ma forse, visto che lei non sa di essere sposata, sarebbe meglio lasciar perdere. Come i genitori di Holly, che vengono invitati a “lasciar perdere”, ovvero ad accettare di dare alla ragazza tutto il tempo di cui ha bisogno.  Ma la vera star della puntata è Cristina, contesa dai migliori ospedali e talmente matura da mostrare comprensione per Owen, in difficoltà a gestire la situazione di cambiamento del suo staff. Cristina è tornata quella di una volta: il chirurgo competitivo che mostra la propria umanità e il proprio cuore nascosti sotto una superficie sottile e apparentemente fredda.


Perché mantenere il sangue freddo è prerogativa essenziale per un chirurgo. Lo dimostra il momento di panico della dottoressa Bailey che pensa di aver perso suo figlio in ospedale, ricordandoci il doppio ruolo di ogni chirurgo: sono medici concentrati a lavorare per salvare vite e per migliorarne altre ma sono anche madri, padri, mogli e mariti. Al lavoro portano anche la loro vita facendoci riflettere su come tutto sia relativo, legato alle nostre esperienze personali (per quanto assurde possano essere). Mantenere il contatto con una realtà che è differente per molti, e per altri radicalmente diversa, non è facile.


Come per Adele, che vive in un mondo in cui la sua malattia domina su tutto il resto. Sulla vita “vera”, sul mondo “reale” che lei non riconosce più come suo. Così i salti in avanti nel tempo di sette, dieci o dodici giorni mostrati dall’episodio portano al momento delle dimissioni di Holly, che dopo un drastico peggioramento si è rimessa ed è pronta per andare a casa. Non si può voltare pagina se non ci lasciamo prima il passato alle spalle.  O se almeno non ci proviamo. Perché andare avanti, voltare pagina, è una delle cose più difficili che possiamo dover fare, anche più di una volta, nel corso della nostra vita. Anche quando vogliamo che le cose restino sempre le stesse… non possiamo impedir loro di cambiare. Facendoci crescere.

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