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Grey’s Anatomy – Episodio 8.2: Se n’è andata

È il momento della verità: dopo il gesto sconsiderato di Meredith con la piccola Zola, la bambina resterà con lei?

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È il momento della verità: dopo il gesto sconsiderato di Meredith con la piccola Zola, la bambina resterà con lei? “A quell’epoca si chiamavano problemi famigliari. Oggi si chiamerebbe rapimento”. Una frase che riassume la conclusione dello scorso episodio. Meredith l’ha fatta grossa (ancora): s’è data, come si dice. In preda al panico. Insieme alla piccola Zola, e sotto il naso dell’assistente sociale. Così come Webber ha fissato l’intervento di Henry, il marito di Teddy, di punto in bianco. Sotto il naso di Teddy. Si prevedono guai: qui c’è qualcosa che non torna. Per non parlare di Susannah, la donna protagonista dell’emergenza del primo episodio, che finisce a fare il Gunther.


Cosa che mi fa riflettere sul fatto che i responsabili danno una paziente gravissima “in mano” ad un gruppo di specializzandi che non fanno che litigare fra loro. Capisco che si debba imparare e che ci siano i responsabili a supervisionare… ma mettere i bisturi in mano a chi di solito assiste o viene guidato… Insomma. Non vorrei esserci io, su quel tavolo. O una persona a me cara. Il tema è piuttosto scottante, direi. Ecco perché gli autori alleggeriscono il tutto con una serie di battute e di espressioni divertenti, e la colonna sonora introduce l’ormai nota “musichetta buffa” che accompagna momenti che altrimenti sarebbero altamente drammatici.


Questo è uno dei punti di forza di Grey’s Anatomy: la capacità di sdrammatizzare anche i momenti più difficili. A patto che l’atmosfera lo richieda (perché il dramma, in questa serie, è altrettanto prezioso). Ecco perché temiamo che la “leggerezza” della puntata trovi un contrappeso drammatico alla fine, magari nell’operazione di Henry. Perché siamo abituati ad un’altalena di emozioni, che alla fine trovano sempre delle spiegazioni razionali. Anche per via del tema principale della puntata di ieri: le relazioni, le incomprensioni, la mancata armonia che in qualunque ambito (famigliare, lavorativo…), laddove ci sia una relazione umana, può compromettere tutto. Può addirittura costare la vita a qualcuno, come dimostra il caso di Susannah. E può stupire, come succede quando salta fuori che il Gunther è Jackson Avery…



Perché ad un certo punto, quando c’è confusione, d’un tratto… Tutto diventa chiaro. È successo anche ieri sera: il Capo Webber si prende la colpa dell’operato di Meredith e noi capiamo la ragione di tutte le sue azioni precedenti. C’è confusione. Manca armonia. Così Webber si sacrifica per rimettere le cose a posto, perché Meredith ha fatto quel che ha fatto per aiutare Adele, la moglie di Webber. E lui lo sa. E ancora: Owen si sacrifica per stare vicino a Cristina, per salvare il suo matrimonio, arrivando a tenerle la mano mentre fa qualcosa che per lui è insopportabile. Eppure si sacrifica, per ritrovare l’armonia. Per rimettere le cose a posto. Alex si sacrifica per Meredith, cercando di aiutarla a spiegare la “sparizione” della piccola Zola. Quindi, sì: i contrasti e la mancanza d’armonia possono fare grossi danni. Ma l’amore, l’amicizia e la solidarietà possono rimediare.


Una lezione importante che può far pensare “in grande”: il mondo è pieno di atrocità, ma anche di gesti – grandi o piccoli – straordinari che le contrastano. C’è un equilibrio, che va ristabilito ogni volta che qualcosa di brutto accade. Si può rimediare. C’è speranza. Bisogna crederci, ma soprattutto impegnarsi e darsi da fare, prodigarsi per mantenerla viva. Ma si può fare. Anche se ti portano via la tua bambina. Anche se rinunci a un figlio perché tu lo vuoi e tua moglie no.

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