Stai leggendo: Grey’s Anatomy – Episodio 8.13: E se…

Prossimo articolo: The L Word: il sequel ha trovato la sua showrunner

Letto: {{progress}}

Grey’s Anatomy – Episodio 8.13: E se…

Quante volte, nella vita, ci siamo chiesti: “E se…”? Lo hanno fatto anche gli autori di Grey’s Anatomy. Rispondendo con una puntata speciale…

0 condivisioni 0 commenti


Quante volte, nella vita, ci siamo chiesti: “E se…”? Lo hanno fatto anche gli autori di Grey’s Anatomy. Rispondendo con una puntata speciale… Quante volte ce lo chiediamo, nel corso della nostra vita? Centinaia. Migliaia. Tutti noi. Quando qualcosa va male: “E se avessi sbagliato io?” “E se avessi fatto una scelta diversa?” “E se fossi arrivato 5 minuti dopo (o 5 minuti prima)?”. E quando qualcosa va bene: “E se non avessi scelto lui?” “E se le cose andassero male?”. Sì. Avete capito bene: un “e se…” può farci pensare. Tanti possono farci impazzire. Altri possono semplicemente farci fantasticare sulla nostra vita, su come sarebbe oggi se in passato uno dei nostri “e se…” fosse diventato realtà. La puntata di Grey’s Anatomy di ieri sera ha voluto fare proprio questo: prendere una serie di “e se…” sui personaggi e raccontarci come avrebbero potuto essere le loro vite.


Gli autori hanno costruito una sorta di realtà alternativa, uno dei temi più affascinanti – da sempre – per le serie tv. Anche nei film e nei romanzi gli universi alternativi o paralleli sono stimolanti, ma mai quanto quelli di una serie tv: dopo aver conosciuto, seguito e amato i personaggi di una serie per anni, “giocare” con le cose come avrebbero potuto essere è un’esperienza gratificante per autori, attori e spettatori. Infatti la puntata di ieri sera è stata una degna di nota. Abbiamo visto il destino incrociarsi con i desideri, le aspirazioni, il caso. La nostra vita è un incrocio di fatti, scelte, coincidenze, o magari destino. Solo noi possiamo scegliere come definirlo. Ma se, per la parte che ci possiamo scegliere, avessimo fatto scelte diverse? Se fossimo capitati in famiglie diverse? Come saremmo davvero?


Se lo chiede Meredith Grey prima di addormentarsi… Per risvegliarsi in un sogno che ci porta nella realtà alternativa di Grey’s Anatomy. Quella in cui Meredith si chiama Webber e vive con i suoi genitori, Ellis Grey e Richard Webber. Quella in cui Derek è ancora sposato con Addison, quella in cui Callie e Owen sono sposati e hanno tre figli, in cui la dottoressa Bailey è timida e insicura e in cui Meredith ha ricevuto una proposta di matrimonio da Alex Karev. Un Alex Karev particolarmente socievole e gioviale, contrapposto ad un’acida e odiata da tutti Cristina Yang. All’inizio questa nuova realtà ci suona falsa, ci pare di trovarci di fronte a The Truman Show. Un po’ perché vediamo i personaggi in ruoli e atteggiamenti diversi da quelli a cui siamo abituati, ma soprattutto perché… tutto sembra andare troppo bene.



E infatti… Come prevedibile, questo “nuovo mondo” è tutt’altro che rose e fiori. Lexie è una tossicodipendente arrivata in overdose al pronto soccorso del Seattle Grace e non ha mai conosciuto la sua sorellastra. Derek non ama sua moglie (che fra l’altro è… incinta di Mark Sloan). Karev tradisce Meredith con April ed Ellis Grey è una pessima madre. Una alla quale importano solo due cose: se stessa ed il proprio lavoro. Karev fa un’idiozia che manda all’aria la sua vita. Lexie non vuole vivere. La Bailey viene licenziata perché mette in cattiva luce il capo di chirurgia (la dottoressa Grey). Tutto va a rotoli. Ma è verosimile, funziona. A conferma del fatto che gli interpreti, sostanzialmente impegnati a dare vita a personaggi caratterialmente diversi dai loro personaggi abituali, sono all’altezza della situazione. Un grande cast è uno dei segreti di un grande successo.


Soprattutto, però, la realtà alternativa di Grey’s Anatomy funziona perché ci dà la risposta che volevamo fin dall’inizio. La risposta alla domanda: cosa sarebbe successo se…? Ci risponde con l’attrazione fra Callie e Arizona, che emerge a dispetto di tutto. L’amicizia fra Meredith e Cristina, che emerge a dispetto di tutto. Il lato autodistruttivo di Karev, che emerge a dispetto di tutto. E così via. La morale? Eccola: possiamo giocare con tutti gli “e se…” che vogliamo. Ma in fondo, a dispetto delle coincidenze o del destino, del caso e delle scelte… In qualche modo, magari sotto sotto… noi siamo sempre noi. E tutto, in qualche modo, alla fine va come deve andare. Imboccando strade diverse, magari. Ma verso la stessa destinazione…

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.