Stai leggendo: Army Wives – Pubblico e privato

Prossimo articolo: Grey's Anatomy: la stagione 14 sarà più leggera, parola di Giacomo Gianniotti

Letto: {{progress}}

Army Wives – Pubblico e privato

Episodio dopo episodio, la serie ambientata a Fort Marshall ci svela i suoi segreti. E i contrasti su cui “gioca” ogni volta che mette in scena la vita quotidiana dei protagonisti…

0 condivisioni 0 commenti



Ogni giovedì sera, FoxLife trasmette due nuovi episodi di Army Wives. E ogni giovedì sera ci viene fornito un nuovo pezzo del puzzle, ovvero un elemento che evidenzia i meccanismi standard su cui la serie basa il proprio successo. Uno dei mezzi-chiave per mantenere alto l’interesse dello spettatore è quello di inserire conflitti interessanti fra i personaggi di una serie tv. È una delle regole base di sceneggiatura: senza conflitto non c’è storia. È una delle prime cose che ti insegnano durante l’approccio con le tecniche di sceneggiatura.


L’intero team di autori di Army Wives evidentemente ha preso molto sul serio questo insegnamento, tanto da fare del contrasto la chiave di lettura dell’intera serie. Mentre ci vengono raccontati i piccoli e grandi drammi – e le gioie – quotidiani di Roxy, Pamela, Claudia Joy, Roland e Denise, assistiamo alla continua esplorazione di una complessa dicotomia. Che si può riassumere nell’inevitabile scontro fra la vita secondo l’esercito e la vita civile. E nel contrasto fra pubblico e privato.


Quando Roxy si intromette – a fin di bene, come sempre – nell’addestramento del marito Trevor, lui si arrabbia: le mogli non sono autorizzate a “ficcare il naso” nelle faccende dell’esercito. E quando Claudia Joy si trova a dover mettere alla porta una sua carissima amica, vedova di un militare, non ha esitazioni. Claudia Joy deve scegliere fra il sostegno all’amica, intenzionata ad interrogare il Congresso per scoprire la verità sulla morte del marito, e il sostegno – pubblico e privato – al marito. E sceglie di sostenere suo marito. Una decisione che le costa molto in termini affettivi, e anche personali: mette in dubbio se stessa, le proprie scelte, la propria “cieca” fedeltà al codice dell’esercito.


Un codice che non lascia spazio alla libera interpretazione, al contrario: su molte questioni si limita a dare precise indicazioni sul comportamento da adottare. Non sono previsti casi particolari o eccezioni.
Ma questo non significa che l’intera struttura militare sia “difettosa”, anzi: è proprio l’efficienza dell’esercito che la serie rappresenta con cura. Army Wives esalta i principi della disciplina e dell’organizzazione pianificata fin nei minimi dettagli. Ma al tempo stesso ci invita a riflettere su come, a volte, sia necessaria una maggiore elasticità.


Il contrasto fra pubblico e privato resta uno dei punti focali su cui gli autori si interrogano: quando – e come – si devono prevedere delle eccezioni? Quanto può “far male” all’immagine dell’esercito adottare delle scelte che si discostano dalla tradizione? Per avere una risposta definitiva su come la pensano creatori e autori di Army Wives, dovremo attendere i prossimi episodi. Ma per capire come affronteremmo noi la questione, non è certo troppo presto: la serie ci invita alla riflessione. E a considerare un mondo con delle regole diverse da quelle a cui siamo abituati. Perché confrontarsi con la diversità, in un modo o nell’altro, è un fatto sempre positivo…

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.