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Army Wives – La vera moglie del soldato

Viaggio alla scoperta del romanzo e dell’autrice che hanno ispirato la serie di Katherine Fugate, Army Wives, in onda su Fox Life

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Quando vi ho presentato Army Wives per la prima volta, ho esordito dicendo che c’è tutto un mondo che non conosciamo. O a cui non avevamo mai pensato. Questo mondo, cioè quello delle famiglie dei militari, che risiedono all’interno di basi in cui si vive secondo regole precise e rigide gerarchie sociali, è stato dipinto da Tanya Biank nel suo romanzo autobiografico: Army Wives – The Unwritten Code of Military Marriage, noto anche con il titolo di Under the Sabers – The Unwritten Code of Army Wives.

 

Tanya Biank, prima ancora di essere moglie di un militare, è stata figlia di un militare: durante i trent’anni di carriera del padre ha vissuto fra le basi descritte nel suo romanzo e nel telefilm di Katherine Fugate, con la quale Tanya ha collaborato per la stesura delle sceneggiature.
L’esercito, per Tanya, è sinonimo di “casa”. Per questo, dopo la laurea alla Penn State University, ha pensato di raccontare al mondo la propria esperienza. Soprattutto in tempi come questi, tempi di guerra, la descrizione di un mondo che per molti è rimasto a lungo misterioso, secondo Tanya avrebbe potuto aiutare l’opinione pubblica a “mettere insieme i pezzi” del puzzle.

 

Tanya Biank ha lavorato a lungo come giornalista specializzata in reportage sull’esercito, e insieme alle truppe statunitensi ha girato il mondo per raccontare la vita dei soldati anche al fronte, o in missione, oltre che nelle basi che la stessa Biank conosceva già molto bene.
Nel 2002 la giornalista ha fatto parlare di sé in occasione del triste fatto di cronaca relativo ai brutali omicidi delle mogli di alcuni soldati nella base miliare di Fort Bragg. Gli omicidi hanno portato all’incriminazione dei mariti delle vittime, tutti militari di ritorno dall’Afghanistan e tutti giudicati vittime di una sindrome da stress post-traumatico dovuta all’esperienza al fronte.

 

I responsabili di Fort Bragg, anche grazie al pressante interessamento di Tanya, promisero che avrebbero fatto di tutto per fornire aiuto ai militari di ritorno dal fronte o da missioni particolarmente impegnative. Da quel momento, l’esercito si occupa di seguire i suoi uomini e donne al momento del rientro, con il supporto di terapie e cure specifiche in caso di bisogno. Lo afferma anche il colonnello Holden (Brian McNamara), nell’episodio pilota di Army Wives: dopo Desert Storm, con l’aumento dei casi di violenza domestica al rientro, l’esercito ha preso provvedimenti.

 

Provvedimenti a cui i vertici dell’esercito sono giunti anche grazie al contributo di Tanya Banks, appunto, che si è occupata della cronaca dei tragici avvenimenti cercando di evidenziare le motivazioni e i traumi alla base dei folli gesti, per focalizzare l’attenzione dei lettori del Fayetteville Observer (il giornale per cui scriveva) sulla necessità di cambiare la politica dell’esercito. Cosa che è puntualmente avvenuta, anche se la strada da compiere per permettere ai giovani soldati di reintegrarsi perfettamente nella società è ancora molto lunga (e, secondo alcuni, coincide con un obiettivo impossibile da realizzare: la guerra cambia irrimediabilmente le persone).

 

Anche in seguito ai fatti del 2002, Tanya iniziò a pensare ad un modo per raccontare il codice non scritto (come suggerisce, appunto, il sottotitolo del suo libro) che regola la vita delle persone legate ai militari. Il romanzo, pubblicato nel 2006, racconta la storia di quattro donne, tutte mogli di militari, evidenziando le loro straordinarie esperienze e il peso – emotivo, ma non solo – che in tempo di guerra sono costrette a portare. Immerse in un mondo fatto di disciplina e gerarchia, le mogli dei soldati devono rispettare le decisioni del comando, decisioni che influiscono inevitabilmente sulle loro vite, su quelle dei loro mariti e su quelle dei loro figli.

 

Le donne descritte dalla Biank devono anche mostrarsi sempre forti, devono spiegare ai loro bambini perché i loro padri non possono essere presenti ai loro saggi scolastici, o ai compleanni. Devono mantenersi calme e accettare, senza discutere, il fatto che una licenza venga revocata o che un ritorno a casa venga rimandato di chissà quanto, mettendo le vite dei loro mariti in ulteriore pericolo. Le donne descritte dalla Biank devono anche comprendere che, a volte, i loro mariti non possono condividere con loro le informazioni sulle loro missioni. E che altre volte sono costretti a non contattarle per lunghi periodi.

 

Insomma: la vita al fronte è durissima, si sa, ma anche per chi resta… la quotidianità è tutt’altro che una passeggiata. E se c’è qualcuno che lo sa bene, quella è Tanya Biank.
Cresciuta all’interno di una base militare come figlia di un soldato dell’esercito degli Stati Uniti, ed ora moglie di un tenente colonnello dell’esercito di stanza al Pentagono, Tanya è anche mamma di un bimbo che – come lei – crescerà considerando l’esercito come casa sua. E che, come spera la stessa Tanya, un giorno capirà che «le mogli dei militari sono il collante che tiene insieme le famiglie e la comunità dell’esercito».

 

Chiara Poli

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