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Medium – Patricia Arquette: attrice per destino, attrice per talento

Scopriamo insieme la carriera di un’attrice nata per calcare le scene. Un po’ per via del suo talento e un po’ per via della provenienza da una lunga stirpe di attori…

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1993: Tony Scott dirige Una vita la massimo (True Romance), un mix di azione, gangster-movie, commedia e sentimento interpretato da Christian Slater, Gary Oldman, Dennis Hopper, Brad Pitt e una splendida Patricia Arquette. Patricia è Alabama, una giovane prostituta che incontra Clarence (Slater) per “lavoro” e se ne innamora, finendo per fuggire con lui. Lui che per farla uscire dal giro della prostituzione si mette in un guaio di dimensioni colossali…Così Clarence e Alabama fuggono, innamoratissimi e pieni di speranza. E il personaggio della Arquette è uno di quelli che ti rimangono dentro: una ragazza semplice trasformata da un mondo crudele, che la costringe a fare “la vita” pensando di non avere alternative… Perché le alternative potrebbero essere peggiori.

Alabama accetta la propria condizione senza pensarci troppo. Non si fa domande e le piace far credere agli altri di essere una ragazza piuttosto superficiale e discretamente stupida. Ma non è affatto così. Molti dei personaggi interpretati da Patricia Arquette, nata a Chicago l’8 aprile del 1968, hanno questa caratteristica in comune: tendono ad essere sottovalutati. Come Frankie, l’acconciatrice protagonista di Stigmate, o come la scatenata Renee/Alice di Strade perdute. E ce ne sono molte altre: la Kathy del capolavoro di Tim Burton Ed Wood, la Cindy di Fast Food Nation, la Mona Birk di Hi-Lo Country…

Perché Patricia Arquette ha interpretato decine di film, molti oltre a quelli che ho già citato: Nightwatch, Goodbye Lover, Oltre Rangoon, Ethan Frome, Fiore selvaggio… E come dimenticare il film del debutto, Nightmare 3 – I guerrieri del sogno? Ma con ogni probabilità la sua interpretazione più riuscita è quella televisiva di Medium, in cui dà vita ad una Allison Dubois vera, credibile, materna, emozionante. Uno di quei personaggi che ti toccano il cuore e sono capaci di farti piangere, ridere, soffrire e gioire con loro. Uno di quei personaggi che da attore ti regalano grandi soddisfazioni. E magari anche qualche premio: grazie ad Allison e a Medium, Patricia Arquette ha finora conquistato un Emmy e si è accaparrata tre nominations consecutive ai Golden Globes. Tutte meritatissime.

Certo: non tutte le attrici sarebbero state in grado di portare sullo schermo un ritratto così credibile di un personaggio controverso, ispirato alla figura della vera Allison Dubois, sensitiva che collabora con le autorità per risolvere i crimini più efferati. Ma Patricia Arquette partiva avvantaggiata: la ragazza proviene da una stirpe reale di attori (il padre Lewis, il nonno Cliff, i fratelli David, Alexis, Rosanna e Richmond) e ha iniziato a recitare quand’era ancora piccolissima. Aggiungete il fatto che è la cognata di Courteney Cox e che è stata sposata per sei anni con Nicolas Cage, mentre ora è sposata con Thomas Jane (The Punisher), e avrete il quadro completo: la vita di Patricia Arquette ha sempre ruotato attorno al mondo della recitazione.

 

Per nostra fortuna, perché Patricia è una delle attrici più talentuose della sua generazione. E non solo: da oltre dieci anni è attivamente impegnata nella campagna per la raccolta di fondi per la ricerca sul cancro, con una particolare attenzione alle associazioni che sostengono e aiutano le donne con il cancro al seno (la malattia che ha ucciso sua madre).

Presto, l’attrice tornerà nelle sale cinematografiche con Boyhood, l’ultimo film diretto da Richard Linklater che Patricia ha interpretato accanto ad Ethan Hawke. E senza sapere nient’altro di questo film, mi sento di augurargli un grande successo. Perché se Patricia Arquette ha accettato di lavorarci, sicuramente si tratta di un film degno di essere visto…

Chiara Poli

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