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Come nascono le Desperate Housewives

Udite udite! La vera e originale casalinga disperata è la mamma di Marc Cherry!

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Marc Cherry (nella foto) deve tutto alla mamma. Il creatore di Desperate Housewives si trovava in un periodo veramente nero della sua carriera. Forse così nero da fargli veramente capire il senso della parola disperazione. Dopo un carriera decennale come scrittore di diverse sit-com, Cherry è senza lavoro. Gli ultimi progetti cui ha lavorato sono stati dei fiaschi e la sua verve comica sembra essersi esaurita. Cosa fa un uomo in questi casi? Si rifugia dalla mamma!


Così ecco Marc insieme alla ‘mammina’ a sorseggiare the e vedere la televisione. Una notizia impressiona lo scrittore: una donna ha affogato i suoi tre figli piccoli nella vasca da bagno. Marc osserva che bisogna proprio essere disperati per compiere un gesto simile, al che la mamma sospira e afferma che ci è passata anche lei. Marc è sconvolto: sua madre ha immaginato di far fuori lui e i suoi due fratelli?! Gli si forma un’idea in testa, una di quelle idee da milioni di dollari, perché è una cosa vera di cui nessuno ha mai parlato: il lato oscuro, di disperazione, nascosto dietro le villette bianche con le siepi accuratamente potate e, soprattutto, quello di cui potrebbero essere capaci le mani di quelle donne che normalmente immaginiamo intente solo a fare torte e laccarsi le unghie.


La genialità dell’idea è tutta nel titolo, che accosta due termini che nell’idilliaco immaginario borghese sono in totale contraddizione: casalinghe disperate. Così Cherry inizia a sviluppare le quattro splendide protagoniste: Susan, Lynette, Bree e Gabrielle. Da dove viene l’ispirazione? Sempre da lei, la mamma.


La madre di Marc Cherry ha abbandonato la carriera da cantante per dedicarsi alla famiglia, e la prima casalinga disperata a vedere la luce è proprio Lynette, in continuo contrasto tra famiglia e lavoro, problema che nelle stagioni successive si trasferisce sul marito, con tutta la questione della pizzeria, che alla fine ricade ancora sulle spalle di Lynette. È quasi incredibile come Cherry sappia cogliere al volo i problemi reali delle donne, le loro frustrazioni.


Cherry afferma che ci sono aspetti di sua madre in tutte e quattro le protagoniste: ricorda come quando era piccolo sua madre insisteva moltissimo sull’educazione e sull’ordine, pretendeva che tutto fosse piacevole e indossava sempre la collana di perle e un bel vestito per apparire carina. La famiglia Cherry era una famiglia conservatrice e moralista, dove nessuno osava esprimere le proprie emozioni. Questo ci ricorda  immediatamente la famiglia Van De Kamp, che però non è proprio una delle più unite di Wisteria Lane. Alla morte di Rex Van De Kamp, marito di Bree, ci sono state diverse proteste dei fan. Ma l’evento è stato pianificato da Marc Cherry per poter raccontare il dolore di una moglie che perde il marito, ispirandosi nuovamente alle vicende di sua madre e alla sua reazione quando il padre di Marc morì. L’autore ha dichiarato che Rex e Bree sono proprio i suoi genitori.


Ma a quanto pare la madre di Marc è anche una donna capace di instaurare un rapporto paritario con i figli, elemento che ha dato lo spunto per la creazione del personaggio di Susan, che pur essendo costantemente frustrata sul piano sentimentale, riesce ad avere un dialogo sincero con la figlia adolescente, almeno fino a quando la ragazza non inizia a ficcarsi pure lei in casini sentimentali ed erotici, come nelle ultime puntate. Susan è il personaggio chiave della serie, l’unica che crede ancora nel sogno romantico e non è un caso che si innamori dell’idraulico sexy, che per Marc Cherry è il classico sex-simbol per casalinghe.


Il personaggio di Gabrielle serviva ad aggiungere un po’ di pepe, ed è inoltre il modello di una donna che sembra veramente avere tutto, ma è afflitta dalla noia tipica delle periferie residenziali. Così eccola andare a letto con il giardiniere, divertirsi a essere continuamente provocante, far diventare pazzo il marito. Insomma anche secondo l’attrice Eva Longoria, Gabrielle è una donna profondamente frustrata, senza limiti morali, senza figli, è una cattiva moglie, ma probabilmente ci sono molte donne come lei, che hanno un amante o sognano di averlo.


Secondo Marc Cherry i problemi delle donne sono quasi sempre legati agli uomini. Le donne si lamentano o dell’uomo con cui stanno, o della mancanza di un uomo con cui stare. Forse questa, che può apparire una semplificazione, è la chiave del successo di Desperate Housewives, che riesce ad andare oltre la semplice superficie del trovare l’uomo dei sogni, com’era ad esempio in Sex and the City, e rappresenta donne alle prese con problemi quotidiani: la riuscita di un matrimonio e, in alcuni casi, del secondo matrimonio, la crescita dei figli, con quello che uno può essere disposto a fare in nome dell’unità familiare (ricordate la storia da brivido degli Applewhite della seconda stagione?), e soprattutto la fiducia nelle persone che amiamo, elemento che nella serie ci riconduce sempre a qualche mistero.


Ora più che mai moriamo dalla voglia di scoprire quali segreti nasconde Orson, che succederà a Bree, con chi finirà Susan e insomma come le nostre quattro eroiche casalinghe riusciranno a far fronte alla loro disperazione.


Fosca Gallesio


15 giugno 2007

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