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Tra briganti e brughiere rivive un'enigma chiamato Daphne Du Maurier

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Per gli amanti del mystery e del giallo è arrivato il momento di riscoprire la celebre Daphne Du Maurier grazie a due uscite di pregio: Jamaica Inn e Daphne.

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Già famosissima, divenne immortale grazie a due adattamenti cinematografici dei suoi romanzi girati da Sir Alfred Hitchcock, regista con cui ebbe rapporti tutt'altro che cordiali. La volitiva e misteriosa Rebecca fu la sua prima fonte di fortuna letteraria ed economica, ma anche la sua perenne maledizione, gli uccelli che silenziosamente si rivoltavano contro gli esseri umani furono invece uno dei suoi tanti racconti macabri, marchiato a fuoco nella coscienza collettiva grazie all'omonimo film. 

All'epoca dell'uscita di Rebecca, nel 1938, un amico scrittore le disse che i critici non le avrebbero mai perdonato un successo commerciale così travolgente. Con grande tormento della scrittrice ebbe ragione. Ancor oggi Daphne Du Maurier, donna d'incredibile talento e bellezza, deve la sua fama presso il grande pubblico a due adattamenti cinematografici che non amò particolarmente, mentre presso i lettori forti è ancora molto letta, ma spesso liquidata come una scrittrice commerciale, erede delle sorelle Brontë e delle brughiere inglesi maledette, ma al netto della loro riconosciuta letterarietà.

Setznick
La locandina del film di Hichcock con la copertina del romanzo di Du Maurier

In attesa che una lenta riabilitazione letteraria restituisca dignità a una delle voci più note e accattivanti del Novecento inglese, due recenti uscite firmate Neri Pozza e Beat Edizioni consentiranno ai tanti estimatori e curiosi di conoscere meglio una donna e una scrittrice che dalla vita ebbe tutto: fama, bellezza, denaro, libertà ma anche dolore e inquietudini. 

Se i romanzi Rebecca e Mia Cugina Rachele sono due tappe obbligate, i due capolavori riconosciuti per chi si voglia approcciare a Du Maurier, Jamaica Inn è l'avventurosa e ribelle Daphne che non ti aspetti. L'autrice di questo palpitante romanzo gotico catapulta prepotentemente i paesaggi di brughiere brulicanti di segreti delle Brontë nel 1936, trasformandole in qualcosa di completamente diverso.

Anche i lettori più avvezzi alla Du Maurier canonica (quella delle dimore sinistre, della sensualità latente e soffocante, dell'ambiguità lacerante e mai risolta delle sue eroine) avranno di che sorprendersi, mentre gli amanti del romanzo ottocentesco inglese non potranno che amare il respiro avventuroso e paesaggistico di questo tardo fiore letterario, sbocciato nel 1936, per mano di una 29enne erede dell'alta società inglese. 

Hai mai sentito parlare della gente che provoca naufragi per saccheggiare le navi?

Se si parla di Daphne Du Maurier, da qualche parte c'è un'eroina inquieta; Mary Yellan però ha poco a che spartire con le raffinate, ambigue, inquiete protagoniste che le succederanno. È una giovanissima contadina, fiera del suo rapporto con la terra e della sua capacità di lavorare e guadagnarsi il padre, eppure quasi nobile nel suo proposito di mantenere la promessa fatta alla madre sul letto di morte: raggiungere la zia, unica parente rimastale, e restare al suo fianco.

Zia Patience però è bloccata in un incubo incarnato nella pareti di Jamaica Inn, una sinistra e diroccata locanda persa nel nulla, evitata accuratamente da forestieri e viandanti di passaggio, in quanto notoria sede di traffici più che loschi. 

Appena arrivata, Mary Yellan se la vedrà con lo zio Joss, l'imponente e sadico padrone della locanda, nonché marito tiranno di zia Patience. Mary capirà subito che tra le pareti della locanda si consumano contrabbandi e crimini di vario genere, ma non immagina quanto l'oscurità che circonda l'attività dello zio sia molto, molto più fitta. 

Beat edizioni
La copertina della nuova edizione del romanzo

Seppur a tratti giovanile e inferiore alle opere della maturità artistica, con il suo ardore da romanzo di appendice, le sue atmosfere brontiane e i suoi continui tocchi gotici Jamaica Inn si rivela ben più di un'opera minore di una celebre scrittrice. Mary Jellan è un personaggio splendidamente moderno, travolta dalle passioni del cuore e dalla sete di avventure e libertà, ma mai men che giudiziosa e acuta. Queste caratteristiche la porteranno a uscire più o meno indenne da un incubo via via più macabro e violento, con almeno un paio di scene gotiche davvero indimenticabili, che Du Maurier tratteggia da veterana. 

Come è possibile che un romanzo violento, passionale e talvolta macabro come Jamaica Inn sia stato partorito dalla mente di una giovane donna inglese degli anni '30, vissuta tra tutti gli agi e vizi che la ricchezza accumulata dal celebre padre (un noto attore teatrale) poteva concederle? A squarciare il sottile velo che separa le eroine di Manderley con la padrona di Menabilly (la grande casa verso cui la Du Maurier sviluppò un'autentica ossessione) ci pensa la biografia romanzata firmata da Tatiana De Rosnay, intitolata nell'edizione italiana semplicemente Daphne

Certo non siamo di fronte a un'opera di altissima letterarietà o scrupolosa ricostruzione storica, quanto piuttosto a una lettura che fa del suo stile semplice e scorrevole la sua forza. Tra le pagine vergate da De Rosnay si assiste con facilità e relativo piacere alla vita di Daphne, figlia prediletta di quella che i stessi Du Maurier chiamavano la famiglia dei baci Borgia. Bellissima e volitiva, spesso travolta dal suo lato queer e da passioni di forza sconvolgente verso donne a lei vicine, Daphne Du Maurier si rivela in queste pagine in tutte le sue sconcertanti contraddizioni.

Neri Pozza
La copertina dell'edizione italiana

Difficile non oscillare tra aperta ammirazione verso una donna che volle vivere liberamente i suoi istinti maschili e femminili, la sua dirompente passione per la scrittura, la sua ossessione per Menabilly e lo sconcerto verso una sorella, madre e moglie non di rado ingrata ed egoista, capace di piantare in asso la famiglia per correre incontro alle magnifiche ossessioni delle sue trame, trasfigurando le brucianti passioni mai consumate o l'amore sconfinato verso un luogo o un paesaggio in romanzi ancor oggi amatissimi dal pubblico.

Difficilmente però lettori alle prime armi con il canone della Du Maurier e appassionati di vecchia data rimarranno indifferenti di fronte a una personaggio tormentato e sfaccettato, raccontato senza censure o partigianeria in tutta la sua forza seducente da Tatiana De Rosnay

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